Il vecchio Bottagisio

Risale all'autunno del 1957 l'utilizzo come campo di gioco da parte dell'A.C. Chievo del terreno compreso tra il corso dell'Adige appena successivo alla diga di Chievo, e le prime acque che il canale Camuzzoni invia verso Verona. Prima di allora infatti la squadra clivense aveva ospitato le varie avversarie su terreni improvvisati, da quello in località Bionde a quello all'interno di Villa Stefani - sede del Dopolavoro in epoca fascista - fino a quello utilizzato nel primo Dopoguerra lungo la linea ferroviaria del Brennero. A renderlo possibile un lascito del cavalier Carlantonio Bottagisio, cui l'impianto viene dedicato, e la realizzazione curata da don Silvino Venturi - al tempo parroco della frazione - e tradotta in pratica dall'operato della gente del paese. L'intervento del parroco, figura di rilievo, era ben espresso dalla scritta all'ingresso "Gaudete in domino".

 

Dopo un'amichevole inaugurale disputata in famiglia, il Chievo vi fa il suo debutto ufficiale il 3 novembre 1957 ospitando il Caldiero in una gara valida per il campionato di Prima Divisione. L'esordio è dei migliori grazie a un 3-0 confezionato dalle reti di Bruno Vantini, Giancarlo Dal Negro e Silvano Libriani. Da lì in avanti tante saranno le emozioni che la gente di Chievo, e non solo, vivrà attorno a quel rettangolo di gioco: dalla storica e sfortunata sfida della semifinale della Coppa Italia riservata ai Dilettanti, disputata il 29 marzo 1975 contro l'Angri, alle tante promozioni (fino alla serie C2) conquistate prima di approdare allo stadio cittadino "Marc'Antonio Bentegodi".

 

Il 4 novembre 1966 il "Bottagisio" è vittima di un'alluvione ma ancora una volta l'intervento dei paesani lo restituisce alla pratica sportiva celebrata anche ai giorni nostri dall'attività del Settore Giovanile e dalla presenza della Prima Squadra del ChievoVerona nei giorni iniziali di ogni ritiro estivo.